ART-WEB Piera Morselli

 

 

Sono nata a Bologna il 19 giugno 1956. Seconda di tre figlie, prematura di due mesi, ho risentito della mancanza di affetto e contatto materno prima e dell'innegabile svantaggio di essere la figlia di mezzo, con una sorella più grande di 6 anni, probabilmente e lecitamente gelosa e magari anche indispettita dall'arrivo di un altro essere umano che poteva minare la sua egemonia in seno alla famiglia. All'età di otto anni, quando forse un piccolo spiraglio cominciava ad aprirsi per me in seguito all'entrata nell'adolescenza di mia sorella Cinzia, ecco arrivare in famiglia un altro essere umano, ossia mia sorella Susanna. Senza colpa si accaparrò quel piccolo spazio che tanto faticosamente e laboriosamente avevo conquistato, diventando lei la depositaria delle maggiori attenzioni, giustamente ne convengo ora da adulta, ma molto ingiustamente non ne convenivo da piccola. E le attenzioni non erano solo quelle di mia madre, ma anche quelle di mia sorella maggiore che in quel momento aveva appunto già 14 anni e per lei, la piccoletta appena arrivata era come un giocattolino.

Ho dovuto imparare a rinunciare, a smettere di lottare per ottenere ciò che non avrei mai ottenuto, almeno non in seno a quella famiglia. Non ho imparato bene suppongo visto che solo in quell'ambito volevo ottenerlo, rifiutandomi di darmi la possibilità di ottenerlo diversamente,  magari creandomi una famiglia tutta  mia. Ovviamente non l'ho fatto.

Solo ora, in questi anni, dopo aver fatto un certo tipo di percorso alla ricerca di me stessa, di quello che sono veramente e che ancora non ho ben chiaro dentro di me, mi rendo conto di tutti quei meccanismi che mi sono costati così tanto. Quei meccanismi, indubbiamente di difesa che mi hanno indotto a rifiutare il grande dolore di quella mancanza, ottenebrando i sentimenti, le emozioni che non mi sono concessa di provare. Purtroppo tutto questo ha agito a doppio senso, sentire certo meno dolore, ma sentire ancor più di certo meno gioia.

Tutto questo per dire che lo scrivere, fin dall'adolescenza è sempre stato il mio modo di esprimere me stessa, i miei dubbi, le mie insicurezze, le mie frustrazioni e anche la mia rabbia, verso tutti e soprattutto verso la vita che mi aveva privato di tutte quelle cose di cui avevo diritto sacrosanto.

Ho compreso non tanto tempo fa, che se anche è stata pur vera la privazione di quell'affetto, di quell'attenzione cui anelavo, è pur altrettanto vero che le privazioni successive me le solo date io stessa. Ma questo è un altro discorso di cui parlerò e disquisirò quando riuscirò a proseguire nella creazione del libro che riguarderà la mia vita e le mie esperienze che si intitola “Una coperta troppo corta”.

Vivo ora a Casalecchio di Reno, paese adiacente a Bologna nel quale mi trovo molto bene. Mi accompagna la mia terribile e meravigliosa cagnolina. Una piccola volpina di Pomerania di nome Chia, che adoro e da lei adorata. Ci compensiamo proprio a vicenda, visto che anche lei ha vissuto i suoi primi due anni e mezzo, patendo una serie di maltrattamenti, ragione per cui la vita l'ha portata ad incontrarmi sul suo cammino in un momento in cui entrambe avevamo bisogno l'una dell'altra e l'ho quindi adottata ed è stata amore a prima vista.

Ho lavorato fino ai 50 anni facendo vari lavori, ma per la maggior parte impiegatizi. Poi una malattia insidiosa quale è il diabete, ha deciso di manifestarsi improvvisamente sotto forma di una retino patia diabetica che negli anni fra il 2000 e il 2002 ha rischiato di accecarmi. Quello fu un periodo molto difficile della mia vita, un momento veramente disperato che mi ha portato all'immobilità e alla riflessione su me stessa e su tutto. Ho dovuto smettere di lavorare per un po' poi la crisi e tutto il resto hanno contribuito a peggiorare ancor di più le cose.

Nel frattempo una convivenza triennale finita male e un tentativo di inventarmi un'attività fallita miseramente mi hanno portato ad una seconda grande crisi esistenziale, molto profonda ma anche se, diversissimo il dolore, francamente penso che quest'ultima sia stata peggiore della precedente, cosa che non avrei mai e poi mai immaginato fosse possibile. Invece lo è stato, perché sono arrivata a pensare che la mia vita non aveva senso e che non mi interessava più starci dentro. Ho persino chiesto ai miei angeli custodi di non farmi più risvegliare al mattino e accompagnarmi alla mia destinazione al di la di questa vita. Non lo hanno fatto, non hanno ascoltato le mie dolorose richieste accorate, tanto che per qualche tempo sono rimasta arrabbiata con loro, ritenendo che il loro compito fosse quello di esaudire le mie richieste. Evidentemente non erano le richieste della mia anima...

Ho cominciato così a scrivere con più intensità e frequenza e a maturare il desiderio di pubblicare eventualmente i miei scritti.

Quello che ho fatto in questi ultimi due anni è riportato nella bibliografia, ma al momento sono veramente agli esordi di un sogno che spero di riuscire a realizzare.

Diventare una scrittrice e condividere con gli altri me stessa, la mia mente, i miei pensieri, i miei giochi e le mie emozioni.

 

 

 

 

 

 

Semplicemente io...